Cesena, 1928

Terminati gli studi classici, si dedica giovanissimo alla pittura manifestando varie influenze, sia dalla tradizione ottocentesca di Fattori che dal naturalismo lirico di Rosai e dall’espressionismo di Lorenzo Viani. Alcune sue opere giovanili evidenziano influssi postcubisti. Trasferitosi a Roma tra il 1948 ed il ’51, entra in contatto con i pittori realisti della capitale e diviene ben presto uno dei maggiori esponenti della pittura neorealista italiana. Tra le sue opere più tipiche di questo periodo figurano anche quelle sulle tematiche resistenziali (L’eccidio di partigiani, premiata alla Mostra di Pittura della Resistenza di Ferrara del ’55 e, specialmente, il Condannato a morte, dipinto nel 1961 in ricordo dell’eccidio di Marzabotto).

A Roma, nel 1956, allestisce la sua prima mostra personale alla Galleria del Pincio. Nello stesso anno è presente per la prima volta alla Biennale veneziana.

All’inizio degli anni Sessanta, si compie il passaggio dal realismo sociale a quello esistenziale. Dall’esempio baconiano muove la linea figurativa del maestro cesenate, che si incentra sulla condizione dell’uomo contemporaneo di cui indaga comportamenti e modelli di vita nel contesto della società del suo tempo. Nascono i grandi cicli pittorici degli anni Settanta, come La Cena, vera e propria metafora della borghesia italiana consumistica e onnivora. Anche le successive serie figurative (Il Teatro d’Italia, La sera o della Riflessione, La sera del pittore), costituiscono veri e propri ‘affreschi’ della realtà contemporanea, direttamente osservata ed indagata dall’artista, ma filtrata dall’esperienza personale e segnata di fatto da una ricca messe di citazioni in chiave di memoria autobiografica.

Bibl. essenz.: G. Raimondi, Alberto Sughi, Roma 1965; M. De Micheli, Alberto Sughi 1955-1970, Firenze 1971; Alberto Sughi, Il gioco dell’apparenza, Firenze 1986; Alberto Sughi, Milano 1986; A. Del Guercio, Sughi, Trezzano sul Naviglio 1988 (con bibl. prec. e apparati documentari).